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I biocarburanti arrivano alle pompe: quali i vantaggi? Chi può utilizzarli?

Nel pieno di una corsa sfrenata verso i veicoli elettrici, resistono centri di ricerca che vogliono proporre delle strategie alternative per una mobilità più ecologica. Tra queste vi sono l’utilizzo dell’idrogeno, tecnologia non recente che però continua a rimanere attuale, e i biocarburanti. La prima sembra stentare a ritagliarsi uno spazio nel settore dell’automotive, ma giorno per giorno fanno capolino sul mercato nuove vetture e furgoni con alimentazione ad idrogeno. D’altra parte, sembra avere particolare vigore l’impiego dell’idrogeno nel trasporto aereo, dove i test per la produzione di velivoli alimentati con questa sostanza sono molto avanzati.

Esistono poi i biocarburanti che, a differenza del petrolio, sono ottenuti lavorando le biomasse, ovvero materia organica derivata da piante e rifiuti agricoli. Anche questi sono utilizzati già da anni, in particolare nel trasporto pubblico, ma negli ultimi tempi la loro presenza si è fatta più concreta e iniziano a comparire nelle stazioni di servizio. Il loro prezzo non è ancora molto basso, ma utilizzandoli si può comunque risparmiare qualche euro sul pieno.

I biocarburanti

Esistono due tipi principali di biocarburanti: il bioetanolo e il biodiesel. Il primo è a base alcolica e proviene principalmente da colture come il mais e la canna da zucchero. Il biodiesel è invece prodotto mediante la lavorazione di oli o grassi. Ad oggi il Brasile è il leader nella produzione di bioetanolo, mentre nel vecchio continente prevale la produzione di biodiesel.

In particolare, il biodiesel ha una storia molto lunga che risale addirittura all’800, quando gli scienziati E. Duffy and J. Patrick condussero esperimenti di lavorazione degli oli vegetali. In un momento in cui le prime auto iniziavano a far capolino e il motore diesel non era ancora nato! Pensate che già nel 1898 fu presentato un motore alimentato a olio di arachidi.

La sintesi del biodiesel viene ottenuta con la transesterificazione di oli come quelli di soia o l’olio da cucina usato. Può essere utilizzato come carburante puro oppure miscelato con il gasolio tradizionale. Se alcuni vecchi motori diesel di Mercedes erano ben conosciuti per la loro compatibilità con il biodiesel, la casa tedesca sconsiglia oggi il suo utilizzo nei suoi veicoli più moderni e sofisticati.

Lo studio

A confermare il ruolo importante che possono svolgere i biocarburanti nel ridurre le emissioni di inquinanti emessi dai veicoli a motore, arriva uno studio condotto dal Future Power Systems Group dell’Università di Birmingham (Regno Unito) e dall’Università di Malaga (Spagna).

In particolare, la ricerca ha analizzato l’utilizzo di biocarburanti miscelati con gasolio, in una concentrazione del 20% in volume, rilevando una riduzione della produzione di fuliggine – il fumo nero emesso dalle auto – di oltre il 90%. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Fuel.

I ricercatori hanno analizzato le nanoparticelle di fuliggine espulse dai motori a base dei diversi biocarburanti studiati: bioalcol, come butanolo, pentanolo e ciclopentanolo; nonché biochetoni, ad esempio il ciclopentanone. Questi biocarburanti possono essere prodotti da rifiuti derivati da biomasse residue, come oli usati, alghe, residui agricoli e forestali o liquami, e sono a basso contenuto di carbonio.

“La nostra ricerca mostra che i biocarburanti studiati, che abbiamo ottenuto in laboratorio, oltre a produrre pochissima fuliggine, si comportano nel motore in modo simile al carburante di qualsiasi stazione di servizio, il che significa che non ci sarebbe bisogno di apportare modifiche per farlo lavorare normalmente”, spiega Francisco Javier Martos, che ha guidato la ricerca e lavora come professore alla Scuola di Ingegneria Industriale dell’Università di Malaga.

Secondo il ricercatore, questo lavoro apre la strada alla riduzione delle emissioni di fuliggine dei motori termici e, quindi, alleviare i problemi ambientali e di salute pubblica associati.

Raggiungere la commercializzazione dei biocarburanti studiati è un obiettivo a lungo termine di questo gruppo scientifico internazionale, che ha già preso accordi con alcuni marchi.

Biocarburanti: pro e contro

L’uso dei biocarburanti sembra quindi un ottimo sistema per prolungare la martoriata vita dei motori termici, senza arrendersi all’elettrico. I punti a loro favore sono la drastica riduzione delle emissioni, la loro piena compatibilità con i motori delle auto presenti sulle nostre strade e, cosa da non sottovalutare, il fatto che il motore mantiene inalterate le sue prestazioni.

Esistono però, inevitabilmente, anche aspetti a sfavore dei biocarburanti. Quello più paventato è la necessità di utilizzare molti terreni e acqua per creare prodotti vegetali da utilizzare per la loro produzione, togliendoli alle coltivazioni dedicate all’uomo. Comunque sia, al momento i biocarburanti sono realizzati in quantità molto ridotta rispetto a quello che sarebbe il fabbisogno attuale.

Un altro aspetto a sfavore sono i costi produttivi piuttosto elevati, che sembrano superare quelli di benzina e diesel. Nonostante questo, il prezzo alla pompa dei biocarburanti è inferiore ai carburanti tradizionali.

I critici affermano inoltre che i biocarburanti non riescono, almeno al momento, a ridurre le emissioni di tutti gli inquinanti, restano infatti nei gas di scarico elementi come gli ossidi di azoto. Lo studio recente di cui vi ho parlato evidenzia comunque che, oltre a ridurre la CO2, i biocarburanti possono far drasticamente limitare anche le polveri emesse con la loro combustione.

Biocarburanti: chi può usarli?

I biocarburanti offrono quindi una promettente alternativa ai combustibili tradizionali derivati dal petrolio, ma è necessaria ancora molta ricerca. Possono comunque svolgere un ruolo importante, quantomeno in un momento di transizione verso fonti energetiche ecologiche alternative, davvero realistiche, che non limitino l’autonomia di viaggio e non richiedano lunghe attese per il rifornimento. 

Ma siamo alla domanda cruciale. In che auto si possono usare i biocarburanti? Per avere una risposta sicura esiste una sola possibilità. Consultate il libretto di istruzioni fornito dal costruttore della propria auto. Purtroppo, spesso le indicazioni sono piuttosto restrittive, prospettando possibili danni al motore e/o al sistema di scarico.  Con la produzione di biocarburanti più moderni questi divieti potrebbero però cadere. 

Esiste un solo vero limite alla produzione di biocarburanti: lo stop alla produzione di motori termici. Se come viene paventato questi motori cesseranno presto di essere prodotti, sembra inutile investire risorse nello sviluppo di carburanti ecologici. Se però, come alcune vicende fanno intravvedere, si potesse procedere verso una posizione più morbida verso i motori tradizionali, ecco che i biocarburanti ne potrebbero giustificare l’esistenza.

Franco Folino

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