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Andalusia autentica, due borghi e una salina di montagna: Iznájar, Montefrio e Fuente Camacho

In questo nuovo itinerario nel cuore dell’Andalusia voglio portarvi a visitare due paesi davvero molto suggestivi: Iznájar e Montefrio. Situati nell’entroterra di Malaga permettono di entrare nelle aree più autentiche di questa splendida regione spagnola, ognuno con particolari caratteristiche distintive che lo rendono speciale. Iznájar sorge sulle rive di un enorme invaso, dominata da uno splendido castello medievale, mentre le bianche case di Montefrio sorgono ai piedi di un imponente sperone roccioso, tra colline coperte da uliveti. Entrambi sono incastonati in splendidi paesaggi e le strade che percorreremo per raggiungerli sono molto gradevoli nel loro vagare tra montagne rocciose e colline coperte di ulivi.  

Partendo da Malaga si percorrono circa 130 km per la sola andata, quindi questo itinerario può rappresentare una bella occasione per esplorare in giornata una delle aree più interessanti dell’Andalusia. Certo disponendo di più tempo si può programmare una tappa per visitare i paesi con più calma, magari associando qualche escursione a piedi in uno dei molti sentieri che attraversano i rilievi della zona. Le località che incontreremo possono però rappresentare anche un punto di passaggio per chi vuole dirigersi verso le altre grandi città dell’entroterra, come Cordova e Granada.

In macchina!

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Si esce da Malaga attraverso la A 45, superstrada non a pedaggio che punta dritta verso nord, attraversando i rilievi che si alzano alle spalle della città. Dopo circa 30 km va imboccata l’uscita sulla destra in direzione Granada, sulla A 92M.

Anche se si tratta di una via di comunicazione veloce, a quattro corsie, la strada è comunque molto piacevole da percorrere. Passa attraverso strette valli, taglia grandi spazi pianeggianti e si inerpica sulle numerose colline che movimentano il profilo paesaggistico di questo territorio. Se passate da queste parti nei mesi estivi vedrete splendide distese gialle di grano che ravvivano il colore del paesaggio, ma anche enormi piantagioni di ulivi, disposti in filari perfettamente regolari che disegnano il profilo dei rilievi. 

La Torre Araba di Fuente Camacho

Dal bivio si deve poi proseguire per circa 25 km, e prendere l’uscita di Ft Camacho/Salinas. Qui ci si immette in una stretta stradina, asfaltata, che salendo tra colline coperte di lecci in pochi chilometri porta al paesino di Fuente Camacho. Arrivati nell’abitato bisogna imboccare la prima strada sulla sinistra e proseguire dritti per circa 1 km.

Vi troverete così difronte una piccola torre araba a base rotonda, costruita su tre livelli e con due comignoli che spuntano sul tetto. Si tratta di una antica torre che forse era un colombario romano o un sito di controllo degli accessi alle saline. Non sono però disponibili documenti che ne dimostrino con certezza la sua origine.

Proprio a livello della torre la strada è tagliata in diagonale dal torrente Salado, un rivolo d’acqua che, come fa intendere il nome, è salata. Infatti, a nord della torre vedrete ampie chiazze di cristalli di sale che, come cumuli di neve, scendono dal terreno posto ai lati della strada. Anche sui sassi che si trovano lungo il piccolo torrente il sale si cristallizza con il calore del sole, creando una diffusa velatura bianca sul suo decorso.

Andalusia: il sale delle montagne

Anche se ci troviamo nel mezzo di un paesaggio quasi montano, ben lontani dal mare, lo scaturire del sale è possibile grazie al fatto che le falde di acqua dolce passano attraverso depositi di salgemma, caricando l’acqua di cloruro di sodio e altri sali.

L’estrazione del sale sia nelle saline costiere, così come qui, nell’entroterra, avviene mediante il processo di insolazione. L’acqua salata viene convogliata in pozze poco profonde e lasciata asciugare al sole che la fa evaporare lentamente, lasciando emergere i cristalli di sale.

Fuente Camacho
Fuente Camacho: il sale contenuto nelle risorgive d’acqua si cristallizza con il calore del sole.

In passato lo sfruttamento di queste saline avveniva con il metodo dell’accensione che consiste nel portare l’acqua salata in grandi contenitori che vengono poi riscaldati con il fuoco. Quando la soluzione rimanente diventa quasi pastosa, viene versata in recipienti più piccoli e riscaldata ancora una volta sul fuoco. Al termine del processo rimane un blocco solido di sale. ​

Fuente Camacho

Anche se è molto piccolo, il paesino di Fuente Camacho ha una storia millenaria. Sembra infatti che i primi abitanti vissero in questo territorio già 150.000 anni fa. A testimoniarlo, in quest’area sono stati scoperti un gran numero di pezzi di selce lavorata che venivano utilizzati per cacciare i grandi mammiferi. Analizzando questi reperti è stato possibile stabilire che la presenza umana in questa zona risale agli inizi del periodo acheuleano medio (Un periodo del Paleolitico inferiore, da 750.000 a 120.000 anni fa circa).

Già a quei tempi sembra che qui esistesse un importante giacimento per estrarre il sale. Una risorsa sfruttata poi da tutti i popoli che si sono stabiliti in questo territorio, dai romani, agli arabi, ai cristiani. Nei pressi della torre sono stati trovati molti frammenti ceramici, risalenti sia all’età del rame sia all’età del bronzo, che probabilmente venivano utilizzati nel processo di estrazione del sale.

Le strutture ancora visibili delle saline di Fuente Camacho, come cucine e stagni di decantazione, risalgono all’epoca romana. Elementi che sono stati poi riutilizzati nel corso dei secoli.

Verso la metà del XX secolo il paesino divenne una zona prevalentemente agricola e da allora la popolazione si ridusse progressivamente. Nel 2020 gli abitanti erano rimasti 487.

Le mille tonalità del rosa

Per puntare sulla nostra prossima tappa in Andalusia conviene ripercorrere a ritroso la strada fino a ricongiungersi con la A 92M. Questa però non va imboccata, dovete invece passare nel sottopasso che la supera, seguendo le indicazioni per la A 333/Salinas. Una volta raggiunto questo paese, iniziate a seguire le indicazioni per Iznájar.

Da qui la strada segue un percorso molto bello, dove lunghi rettilinei si alternano ad ampie curve che aggirano piccole colline. Si attraversa un territorio dove la vegetazione spontanea si alterna a sconfinate piantagioni di ulivi, appezzamenti coltivati e a bianche fattorie, le fincas, dove vedrete al pascolo molte mucche e anche qualche toro.

Osservate con attenzione il colore del terreno nei dintorni. Vedrete come varia dal rosso intenso fino al bianco, passando attraverso varie tonalità del rosa. La sua composizione evidentemente cambia molto rapidamente, ma resta comunque molto fertile. Questa zona è comunque abbastanza ricca di acqua e questo facilita molto lo sviluppo delle colture, in un’area dove le temperature possono essere molto elevate.

A circa 18 km da Salinas arriverete in vista di un enorme invaso per la raccolta delle acque: l’Embalse de Iznájar. È uno dei diversi bacini che sono determinanti per una gestione accurata delle acque in Andalusia e che riforniscono tutte le principali località dell’interno e della costa. Purtroppo, come probabilmente vedrete con i vostri occhi, il livello di questo, così come degli altri bacini di raccolta delle acque in questa regione, si è ridotto in modo significativo negli ultimi anni. Ne sono causa i sempre più frequenti periodi di siccità che hanno colpito questa regione. Le linee sul terreno ai lati del bacino testimoniano quanto sia sceso il suo livello nel tempo.

A destra della strada vedrete alcune piazzole che vi permettono di sostare e ammirare il paesaggio. Proprio al di sopra del bacino vi appariranno molto chiaramente le bianche case di Iznájar. Un lungo ponte attraversa l’invaso e vi porta sulla sponda opposta. Da qui si deve girare a destra e imboccare la strada che salendo leggermente di quota entra nel centro abitato.

Quando vi trovate sul ponte, guardate verso sinistra, potrete notare la Playa de Valdearenas, un ampio tratto di terreno in discesa posto a lato dell’invaso che degrada dolcemente verso l’acqua e viene usato dai locali come spiaggia. Nei mesi estivi qui si trova anche un minuscolo stabilimento balneare che affitta ombrelloni e lettini.

Iznájar

Iznájar è un piccolo paesino che si sviluppa su una collina all’interno dell’invaso. Sul suo culmine spicca il campanile della chiesa parrocchiale e attorno a questa il profilo del castello medievale, con le mura di cinta a protezione della parte più elevata del borgo.

Trovare parcheggio in paese è cosa quanto mai ardua, gli spazi a disposizione sono pochissimi. Fatti i primi tornanti che salgono verso l’abitato iniziate subito a trovare una piazzola per lasciare la vostra auto. Un minuscolo parcheggio in centro si trova al temine di Calle Cruz de S.Pedro, da dove è anche possibile ammirare un bel panorama sull’invaso e sul paese.

Iznájar va visitata a piedi, con calma, per avere il tempo di scoprire tutti i suoi angoli più nascosti e caratteristici. Certo la salita verso il castello è un po’ faticosa, in particolare nelle giornate particolarmente calde, ma le cose belle da vedere sono così tante che arriverete in cima senza rendervene conto.

Iznájar
Iznájar: il Patio de las Comedias

Vi colpirà come tutto sia molto curato, vi stupiranno i molti vasi di fiori, tipici dell’Andalusia, che tappezzano i muri del paese, creando angoli colorati di grande bellezza. Nei pressi del castello arriverete ad una suggestiva piazzetta: il patio de las comedias. È un piccolo spazio che si ape tra le fitte file di case, anch’esso tappezzato di piante e fiori, con macchie di colore che vanno dal blu dei vasi al rosso dei gerani, fino al fucsia delle bouganville. Al centro si trova una piccola fontana, mentre scendendo qualche passo più in basso si passa attraverso uno stretto corridoio, anch’esso tappezzato di vasi da fiore, e si arriva ad un piccolo belvedere con una splendida vista sul paese sottostante e, più in lontananza, sul bacino. Guardando verso sinistra vedrete la Torre di San Rafael che culmina con una colonna sulla quale troneggia la statua del santo, come a sorvegliare e proteggere il borgo sottostante.

Il castello di Iznájar

Dopo aver superato il patio de las comedias arriverete nel piazzale che circonda la chiesa parrocchiale e dopo poche decine di metri all’ingresso del castello. Fate attenzione agli orari di apertura, perché salire fin qui per poi trovare le porte chiuse è una grande delusione. Come spesso accade per i monumenti spagnoli, gli orari di apertura sono piuttosto atipici: solitamente vanno dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 21.

La costruzione del castello di Iznájar, posto a circa 530 metri di altezza, iniziò verso la metà dell’VIII secolo, probabilmente ad opera di costruttori ispano-gotici, e proseguì con successive modifiche fino al XV secolo.

Proprio il castello dà il nome del paese che infatti deriva dall’arabo hisn, castello, e dà al-ashar, gioioso.

Le mura di cinta della piazza d’armi furono innalzate nel XI secolo e poi via via rinforzate ed estese nel corso degli anni.

Secondo alcuni riferimenti storici il fondatore di Iznájar fu Fadl Ben Salama che fu poi decapitato nel corso di una ribellione degli abitanti, per la contesa che si era creata con l’emiro Abd Allah. Con questa mossa coraggiosa gli abitanti del villaggio riuscirono ad evitare altri scontri con le milizie dell’emiro che già si erano verificate ripetutamente.

Iznájar
Il Castello di Iznájar

La liberazione cristiana di queste terre fu piuttosto tardiva. L’incorporazione definitiva al regno di Castiglia avvenne durante la monarchia di Juan II e intorno al 1468 Diego Fernández de Córdoba ricevette la giurisdizione e la signoria di questa città.

Nel XVIII secolo il castello è stato trasformato nella residenza dell’amministratore del Duca di Sesa, mantenendo tale funzione fino al XX secolo. Il castello è diventato visitabile dopo un rilevante restauro che si è svolto tra il 2006 e il 2008.

Non aspettatevi spazi immensi. La porzione che è possibile visitare è piuttosto limitata. Si possono visitare la prima chiesa cristiana costruita all’interno del recinto murato, e la Sala de las Caballerizas, dove sono esposti articoli d’artigianato. Da questa sala si può accedere ad uno dei sotterranei del castello.

Qui si trova una delle più gradi cisterne di raccolta delle acque dell’epoca, che ancor oggi continua ad immagazzinare l’acqua piovana, mantenendola ad una temperatura costante tutto l’anno, attorno ai 16-17 gradi.

Dal piazzale interno, una ripida scala in ferro porta alla Torre del Homenaje, all’interno della quale si trova un ricordo del poeta Rafael Alberti, autore di una poesia ad essa dedicata.

Andalusia: una strada tutta da guidare

Fatto un giro attorno alla chiesa parrocchiale potete scendere a valle attraverso le strette stradine del paese e fermarvi per una pausa in uno dei non molti bar e ristoranti del centro. ​

​Risaliti in auto ci aspetta l’ultima tappa di questo itinerario che ci porterà a Montefrio, un altro splendido paesino andaluso. I chilometri da percorrere sono circa 45 e la strada diventa tipicamente montana, tutta da guidare.

Dovunque abbiate parcheggiato dovete tornare verso l’invaso, a livello de ponte che avete attraversato all’arrivo in paese, e una volta raggiunta la A 333 dovete girare a destra. Percorsi circa 800 metri dovete proseguire a destra seguendo le indicazioni per El Higueral/Priego de Cordoba.

Da qui la strada si fa piuttosto stretta e inizia ad inerpicarsi sulle colline circostanti, iniziando a costeggiare il torrente Priego, che va poi a sfociare nell’invaso di Iznájar.

La strada prosegue zigzagando tra le colline, immersa in uno splendido paesaggio, dove continuano a dominare vastissime piantagioni di ulivi che salgono fino alle zone più ripide dei rilievi.

Nonostante la vastità di queste colture, vi stupirà come il terreno al di sotto delle piante sia perfettamente curato. Non vedrete un solo filo d’erba crescere sotto la chioma degli ulivi. In alcuni punti il terreno sotto le piante è rastrellato con così tanta cura da sembrare la ghiaia pettinata di un giardino Zen.

Dopo circa 9 km arriverete nel piccolo abitato di Higueral e poco dopo raggiungerete un bivio, piuttosto nascosto. Qui dovete lasciare la A 333 e imboccare la GR 6400 in direzione Algarinejo.

Panorami d’Andalusia

Dopo un paio di chilometri proseguite dritti al bivio e continuate sulla GR 5400. La strada prosegue serpeggiando tra le molte colline della zona, punteggiate dalle fincas imbiancate a calce. Anche in questo tratto di strada vi colpiranno le variazioni di tonalità del terreno, sempre nelle differenti gradazioni del rosso.

Una volta arrivati ad Algarinejo dovrete districarvi tra le stradine del paese per uscirne, mantenendovi sulla A 4154. La strada compie un ampio tornante passando sul ponte che supera il Rio Turca e poi si dirige verso sud.

A circa 6 km dal paese arriverete ad un altro bivio, qui proseguite dritti, seguendo le indicazioni per Montefrio e imboccando la GR 3410. Anche in questo tratto gli ulivi son protagonisti e la strada si fa in alcuni punti molto tortuosa, ma lascia spazio anche ad ampie vedute su vasti panorami collinari.

Al bivio successivo proseguite sempre dritti, da qui la strada inizia a farsi più larga e scorre in un’ampia vallata. A pochi chilometri di distanza incontrerete una strada secondaria che sale sulla destra, se la imboccate vi porterà all’interno di una stretta gola e in poco più di un chilometro arriverete ad una terrazza panoramica che offre una splendida vista sul paese. Da qui godrete di una prospettiva che mette in risalto tutte le caratteristiche di questo abitato.

Questa terrazza si chiama Mirador del Paseo, ma è più conosciuta con il nome di Mirador National Geographic. Questo nome deriva dal fatto che alcuni anni fa la famosa rivista ha inserito Montefrio tra i 10 paesi con le viste panoramiche più belle del mondo. A testimonianza di questo avvenimento, sulla terrazza si trova una stretta stele con un foro rettangolare circondato dal caratteristico bordo giallo che incornicia le copertine della rivista. Guardando attraverso questa apertura si può così vedere uno dei profili più belli del paese, che inquadra il castello, posto in alto, e le bianche case del borgo sottostante.

In realtà la vista del panorama che si gode da questo belvedere è molto più ampia. Il castello del paese è certamente l’elemento dominante, costruito com’è sul culmine di uno sperone roccioso che sale ripido dalla pianura sottostante. Ai piedi della parete a picco si trova l’abitato di Montefrio e tra le case spiccano l’ampia cupola e il campanile della Iglesia de la Encarnacion. A rendere perfetto il quadro sono le dolci colline che fanno da sfondo, tutte rigate da stretti filari di ulivi.

Montefrio

Salendo sulle stradine parallele troverete un altro punto panoramico: il Mirador de las Peñas Francisco Adamuz, anch’esso dotato di cornice forata per inquadrare una bella vista del paese.

Per ammirare l’esatta vista del paese che fu pubblicata dal National Geographic dovete però uscire dall’abitato, entrando in Calle San Cristóbal, fino a raggiungere il Mirador de los Olivos. Da qui potrete osservare una differente prospettiva, con Montefrio che si sviluppa in verticale sulle pendici un’unica collina, con al vertice il castello.

Montefrio
Montefrio

Dopo aver goduto di questi splendidi panorami ed esservi fatti un’idea complessiva del paese, non vi resta che lasciare l’auto e avventurarvi tra le sue stradine fin su al castello. Se riuscite a parcheggiare la macchina nei pressi della chiesa, la salita che vi aspetta non è poi così terribile, ma anche in questo caso verificate in anticipo gli orari di apertura (solitamente dalle 11 alle 14 e alcuni giorni nel pomeriggio).

Il piccolo maniero fu costruito sui resti dell’antico castello nazarí del 1352, tempi in cui regnava sulla provincia di Granada Abú-Abdalá Jusuf. Sembra che incaricato dei lavori fu il Capomastro dell’Alhambra, la splendida reggia di Granada, che ne scelse l’ubicazione e ne progettò la costruzione con una tripla cinta muraria, portici, torri, cisterne d’acqua e magazzini. Tutto il necessario, nel caso servisse, per resistere ad un lungo assedio.

Il castello fu poi conquistato dai cattolici nel 1486 che fecero costruire al suo interno una chiesa, come era loro consuetudine quando espugnavano le fortezze moresche. Una chiesa che ora domina sul profilo del castello.

Oltre che ad ammirare questo angolo storico, arrivando al castello avrete modo di contemplare altri splendidi panorami che si possono godere da questa posizione privilegiata.

Finito l’itinerario, si riparte

Da Montefrio potete tornare verso Malaga seguendo la A 335 fino a Tocón e da qui a Loreto, dove potrete imboccare la A 92 e seguire il percorso inverso. Vi aspettano altri splendidi panorami bucolici.

Per altri itinerari in luoghi caratteristici dell’Andalusia, leggete i precedenti articoli che vi porteranno tra i castelli moreschi più nascosti e fino all’antica città romana di Acinipo.

Per informazioni sull’Andalusia, potete visitare il sito web ufficiale dell’assessorato al turismo.

Franco Folino

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