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Viaggio in Oregon: dai vulcani dell’entroterra fino alle scogliere della costa

L’itinerario di viaggio che vi propongo attraversa solo una piccola parte dello stato dell’Oregon, andando dall’entroterra alla parte meridionale della strada costiera, fino al confine con la California. Un percorso di poco meno di 300 miglia che inizia sulle pendici di un enorme vulcano inattivo, attraversa le grandi foreste dell’interno e arriva sulla costa oceanica.

Dai monti al mare

L’Oregon è uno stato davvero splendido da visitare, con un territorio molto vario, dove si trovano vulcani, grandi bacini, estese foreste e zone desertiche. Sono però due gli ambienti che dominano su tutti. Distinti, ma al tempo stesso fortemente legati tra loro: l’ambiente montano e l’ambiente marino. L’elemento principale che li lega è l’acqua. Nell’interno si trovano numerosi corsi d’acqua che solcano ogni angolo dello stato, formando laghi, gole e cascate. Scorrendo sinuosi tra i monti arrivano a sfociare nell’oceano, accompagnati dalla fitta vegetazione di alberi che arriva ad occupare anche l’ultimo centimetro di terra, fin sul bordo delle alte scogliere affacciate sul Pacifico. 

Il monte più alto dello stato è Mount Hood, uno stratovulcano di 3.429 metri che si trova a circa 80 chilometri ad est di Portland, nel nord dello stato. Sulle sue pendici non mancano una serie di impianti di risalita che lo rendono una delle più popolari località invernali della regione.

In Oregon si trova un solo parco nazionale che circonda un altro vulcano, il Crater Lake National Park. Proprio da lì comincia il nostro viaggio.

Come arrivare e che auto scegliere

Potete arrivare in Oregon con un trasferimento in auto dalla California, sfruttando l’ampia scelta di voli su San Francisco. Si devono percorrere circa 400 miglia, su strade piacevoli e abbastanza scorrevoli, che possono essere coperte agevolmente in un giorno. Oppure, si può arrivare a Portland, aggiungendo uno scalo, solitamente a Seattle, nello stato di Washington.

Potete trovare qualche buona offerta per i voli cercando sul sito web di Iberia che propone voli verso gli Stati Uniti con Scalo a Madrid.

Il clima dell’Oregon è sostanzialmente differente tra nord e sud. La parte settentrionale è molto piovosa e in inverno può essere molto fredda. Il sud, dove si sviluppa il nostro viaggio, ha temperature più elevate e le precipitazioni sono molto meno frequenti. D’altra parte, le estati possono essere particolarmente calde, ma il clima è mitigato delle brezze oceaniche e dalle foreste dell’interno.

Per quanto riguarda l’auto da noleggiare per questo viaggio in Oregon, avete ampia scelta. Tutte le strade sono in ottime condizioni e ampie. Gli autonoleggi degli aeroporti offrono molti modelli, più o meno grandi, adatti a tutte le esigenze. Non servono quattro ruote motrici, a meno che non vogliate visitare anche il nord dello stato, nel periodo invernale o addentrarvi in strade forestali secondarie, non sempre aperte al pubblico.

Per cercare di trovare le migliori offerte sulla piazza, potete usare un motore di ricerca dedicato alle auto a noleggio, come RentalCars.com che cercherà le proposte più convenienti tra le agenzie disponibili nell’aeroporto/città di destinazione.

Se volete avere sottomano una semplice e rapida guida che vi permette di affrontare il noleggio di un’auto senza il timore di fare errori e avere poi sgraditi imprevisti, leggete il nostro breve articolo “Le 12 regole per noleggiare un’auto senza sorprese“.

Vi fornirò i riferimenti sulle distanze da percorrere in miglia, visto che sono miglia quelle che vedrete negli strumenti della macchina e sulle indicazioni stradali. Ricordate comunque che un miglio terrestre è lungo circa 1.609 metri.

Per la scelta degli alberghi dove soggiornare potete fare qualche ricerca nei più importanti siti di ricerca online, come Hotels.com o Agoda.

Potete seguire l’itinerario sul navigatore del telefono, oppure usare uno strumento dedicato, come un navigatore Tom Tom che vi consente di scaricare la mappa dell’Oregon.

Passeggiare sul bordo del cratere

Il punto di partenza del nostro viaggio è Crater Lake che, come fa intuire il nome, è un lago formatosi all’interno di una grande caldera vulcanica. Per la sua conformazione geologica, è il lago più profondo degli Stati Uniti.

Qui, circa 7.700 anni fa si è verificata una enorme eruzione, con espulsioni di lava tutto intono al cono del vulcano. Come succede in questi casi, e ne abbiamo esempi in molte zone del mondo, come a Santorini o a Bali, si verifica una frattura del cono stesso che fa così crollare la sua parte superiore all’interno della camera magmatica. Il risultato è che la parte superiore del cono del vulcano si vede proprio nel centro di un’enorme caldera.

A Crater Lake si è così formato un enorme cratere del diametro di circa 9 km e con una profondità di circa 1.200 metri che neve e pioggia, con il tempo, hanno riempito di acqua. L’altezza del vulcano, il monte Mazama, alle sue origini era di circa 3.600 metri. Oggi il suo picco si trova a meno di 2.500 metri.

La parte della superiore del cono vulcanico che emerge dalle acque del lago come un isolotto, vicino al suo margine occidentale, si chiama Wizard Island, l’Isola del Mago.

Da allora si sono susseguite altre eruzioni, fino a circa 5.000 anni fa. Da allora è a riposo ed è diventato una meta imperdibile per chi ama i grandi spettacoli della natura.

Il lago che si è formato è davvero splendido. Le acque sono di un blu profondo e in questo luogo l’aria è sempre tersa. Così le nuvole bianche che solcano il cielo si riflettono perfettamente sulla superficie del lago creando paesaggi mozzafiato.

Ho scelto questo luogo come punto di partenza del nostro viaggio in Oregon perché vi permette di adattarvi al nuovo fuso orario con gradualità, percorrendo i sentieri che lo circondano. Non sono troppo faticosi e offrono spettacolari viste sulla caldera e su Wizard Island.

I percorsi a disposizione sonno molti e permettono di osservare il cratere da ogni angolazione, con viste suggestive, sempre mutevoli, che mettono in luce le differenti caratteristiche di questo territorio.

Passando al Visitor Center troverete molte informazioni sul parco e mappe che indicano i molti sentieri da poter percorrere a piedi.

Per pernottare le scelte non sono moltissime. Il Crater Lake Lodge è posto proprio sul bordo del cratere, è in perfetto stile montano, con i muri in pietra e ampi rivestimenti in legno. L’unico difetto sta nel fatto che è piuttosto costoso. In alternativa, la disponibilità migliore si trova a sud del parco, a Chiloquin.  

Viaggio in Oregon

In auto intorno al cratere

Per i più pigri è possibile pianificare un percorso in auto sul Rim Drive. Un percorso di 33 miglia che corre intorno al margine superiore del cratere, lungo il quale è possibile sostare in differenti punti panoramici. In media, si impiegano circa due ore per completare il viaggio, con una decina di fermate. Fate però attenzione, perché questo percorso è chiuso in inverno.

Altre splendide viste del parco si possono osservare percorrendo la Hwy 62, la strada che conduce al Visitor Center arrivando da sud e poi punta verso ovest, congiungendosi con la 230. Corre attraverso una fitta e interminabile foresta di pini ponderosa, zigzagando tra i rilievi e costeggiando nella parte meridionale Annie Creek, un piccolo torrente che scorre in un profondo canyon scavato da un ghiacciaio.

Se dalla 62 si imbocca la strada del parco fino al Visitor Center e poi si prosegue verso nord, si può osservare un’altra meraviglia naturale del parco: il deserto di pomice.

La pomice è una roccia di origine vulcanica, particolarmente leggera a causa della sua fitta porosità. Lungo la strada, a nord del cratere, la foresta si interrompe bruscamente per lasciare il posto ad un vasto territorio desertico, di oltre 1.200 ettari, coperto da queste rocce.

Prima dell’eruzione del Monte Mazama, il deserto di pomice era una profonda valle glaciale che fu poi seppellita dalla pomice espulsa durante le eruzioni. Si ritiene che i depositi di questo minerale superino i 60 metri di profondità ed è proprio per questa ragione che in quest’area la vegetazione non può svilupparsi.

Sempre sulla strada panoramica che porta all’ingresso nord del parco si possono vedere altre formazioni vulcaniche collegate al cratere principale, come Timber Crater, Grouse Hill e Red Cone.

Il viaggio abbia inizio

È il momento di lasciare Crater Lake e iniziare il nostro viaggio in Oregon. La prima parte del nostro itinerario ci porterà dallo Steel Visitor Center di Crater Lake fino a Rosemburg. Un percorso di circa 120 miglia che scorre tra fitte foreste, costeggiando due importanti corsi d’acqua: il Rogue River e il North Umpqua. Un paradiso per chi ama fare trekking e rafting. Sono infatti molti i sentieri disponibili, adatti a tutti, e altrettanto frequenti sono i punti dove è possibile salire in gommone e percorrere qualche rapida. Quindi, il tempo necessario per percorrere questo tratto di strada può andare dalle poche ore ad alcuni giorni. Dipende solo da voi e dalle tappe che vorrete fare per ammirare e conoscere più a fondo questo territorio, così selvaggio e spettacolare.

Partendo dal Visitor Center si deve puntare a sud lungo la Munson Valley road fino al suo congiungimento con la 62. Dopo aver girato a destra si inizia subito a viaggiare immersi in un’immensa foresta di Pini Ponderosa. Dopo poco meno di un miglio si incrocia il Pacific Crest Trail, uno dei più lunghi sentieri degli Stati Uniti. Non è facile identificarlo perché c’è solo una piccola targa a segnalarlo.

Questo percorso, adatto al trekking o all’escursionismo a cavallo, inizia al confine con il Canada e prosegue quasi rettilineo in direzione sud fino a raggiungere il confine con il Messico, nei pressi della cittadina di Campo.

La sua lunghezza complessiva è di 4.286 km e attraversa lo stato di Washington, l’Oregon e la California. Nel suo tragitto sale differenti montagne, fino ad un’altezza massima di circa 4.000 metri e attraversa 7 parchi nazionali, tra cui quello di Crater Lake.

È uno di quei sentieri mitici che tutti gli statunitensi sognano di percorrere un giorno, nella loro vita, insieme al più famoso Sentiero degli Appalachi. Non fatevi ingannare dallo status di sentiero ufficiale tracciato. Non è uno di quei sentieri che troviamo in Italia, tra località turistiche e rifugi alpini a cinque stelle. Percorrere questi grandi sentieri statunitensi significa attraversare per lunghi tratti territori del tutto disabitati, a contatto con una natura intatta, ma anche con pericoli non indifferenti, legati principalmente agli incontri con gli animali selvatici. Si deve essere autosufficienti per il vitto e per la sistemazione della notte e i cellulari sono molto spesso fuori portata. Per maggiori dettagli su questo sentiero potete visitare il suo sito web ufficiale. Due libri interessanti che parlano di questo impegnativo percorso di trekking sono: “Pacific Crest Trail. A piedi sulle montagne del Far West“, in italiano, e “The Pacific Crest Trail: A Long Distance Footpath Through California, Oregon and Washington: Hiking the PCT from Mexico to Canada“, in inglese.

Come dicevo, i sentieri in questa parte dell’Oregon sono molti, per informazioni aggiornate consultate le pagine web dedicate del sito “Travel Oregon”

Una montagna aguzza dalle pendici ghiaiose

Di tanto in tanto la strada attraversa qualche radura nella foresta, lasciando libero lo sguardo al panorama circostante. Si aprono così viste su un vastissimo territorio incontaminato, con piccoli rilievi montuosi coperti da una fitta vegetazione.

Dopo circa 15 miglia arriverete ad uno stop. Qui dovete voltare a destra e imboccare la 230 in direzione Diamond Lake. In questo tratto la 230 corre sul lato destro del Rogue River, ma la foresta è talmente fitta che è molto difficile intravedere il corso d’acqua. Per avvicinarsi è necessario imboccare una delle strade che si diramano sulla sinistra, oppure attendere qualche miglio, quando il fiume incrocia la strada, passando sul suo lato destro.

A circa 9 miglia dallo stop si arriva alla diramazione della NF-2965, una piccola strada sterrata, sulla sinistra, che porta all’inizio di un atro sentiero: il Meadow Creek. Il sentiero si trova ad un’altitudine di circa 1.200 metri e sovrasta l’omonimo torrente. Il sentiero, che viene utilizzato anche dai cacciatori, porta ad un ponticello di 60 metri che attraversa il torrente offrendo splendide viste.

A breve distanza si apre uno spiazzo, piuttosto nascosto, sulla sinistra. È l’inizio di un altro sentiero: il Muir Creek. Posto proprio nel punto in cui il torrente Muir converge nel Rogue River.

Dopo qualche miglio la strada punta verso est e forma un lunghissimo rettilineo di cui non si riesce ad intravedere la fine. Verso la fine del rettifilo si apre sulla sinistra un punto panoramico: il Mount Mazama Viewpoint. Da qui, tra gli alberi, avrete la possibilità di ammirare un bello scorcio sulle montagne circostanti.

Nell’ultimo tratto della 230, quando ormai ci si avvicina alla sua congiunzione con la 138, la strada punta dritta su Mount Thielsen, una montagna aguzza dalle pendici ghiaiose. Anche se la sua forma non lo fa sospettare, si tratta di un vulcano ormai spento, alto 2.799 metri. Per la precisione, è uno stratovulcano che nel corso degli anni ha subito una forte erosione per opera delle glaciazioni. Il suo picco piramidale ha attirato molti fulmini nel corso dei millenni, con la formazione di una rara varietà del minerale folgorite.

A circa 24 miglia dall’incrocio 62/230 si arriva all’incrocio con la 138. Qui si deve proseguire a sinistra, in direzione di Diamond Lake/Rosemburg. In questo tratto la strada costeggia il lato orientale di Diamond Lake, il tipico laghetto montano degli Stai Uniti, dove la gente passa le vacanze in cabine di legno, tra passeggiate e gite in barca. Per avvicinarvi alla riva, proseguite per altre quattro miglia e poi voltate a sinistra per una deviazione verso il paesino di Diamond Lake. Se salite su uno dei pontili e guardate verso occidente vedrete la sagoma allungata di Monte Bailey. Nei mesi estivi, un sentiero escursionistico di 8 km porta alla sua cima, posta a 2.553 metri di altezza.

Viaggio in Oregon
Mount Thielsen

Viaggio in Oregon: di cascata in cascata

Dopo aver superato il lago, la strada compie una lunga curva, puntando verso ovest e in questo tratto del percorso è possibile vedere alcune belle cascate, formate dai fiumi della zona.

Le prime che si possono vedere sono le Clearwater Falls. Per raggiungerle dovete imboccare la stradina forestale che inizia a circa otto miglia dal bivio per il paese di Diamond Lake. Da qui la strada sterrata vi porta ad un campeggio e alle cascate. Non immaginatevi nulla di straordinario, non sono molto alte, ma per iniziare a familiarizzare con la parte più naturalistica del territorio non sono male.

Tornando sulla 138 e proseguendo verso ovest, si arriva ad un altro piccolo laghetto: Stump Lake, il lago del ceppo. Una piccola strada conduce fino alla riva.

Ancora un miglio e si arriva ad una minuscola stradina sulla destra che porta alle Whitehorse Falls. Anche queste sono cascate molto, molto piccole, ma sono immerse in un bel paesaggio e la loro vista è facilitata da una passerella in legno che si addentra tra gli alberi della foresta.

Altre cinque miglia circa e si arriva al bivio con la strada che porta alle Watson Falls. Qui la cascata d’acqua è molto più alta, non molto corposa, ma decisamente più alta delle precedenti, il dislivello è di circa 90 metri. Anche in questo caso una pedana in legno accompagna nel breve tratto da percorrere a piedi. Un’ottima occasione per sgranchirsi le gambe.

La serie di cascate non finisce qui. Ancora poco più di due miglia e si arriva al salto d’acqua forse più spettacolare della zona: le Toketee Falls. Immerse nella Umpqua National Forest, sono alte circa 35 metri, ma hanno una considerevole portata d’acqua. Per raggiungerle va seguito un breve sentiero (circa 800 metri) che seguendo una piccola gola rocciosa, formata dal North Umpqua River, porta ad una piattaforma di osservazione posta sopra le cascate. Il tratto da percorrere a piedi è molto suggestivo, così come il salto d’acqua che nasce da una apertura tra alte colonne di roccia basaltica.

Questo territorio è ricco di corsi d’acqua e impervio, così si formano frequenti cascate, tanto che questa zona viene definita Cascade Range. A voi decidere quante ne vorrete vedere.

Tra sentieri, cascate e campeggi la strada prosegue seguendo il corso del North Umpqua River. Lungo questo fiume si formano diversi tratti di rapide che vengono ovviamente sfruttati per divertirsi facendo rafting sui gommoni. Vedrete diversi punti in cui viene offerta una gita sul fiume per compiere quest’avventura. Se siete più sedentari, potete invece sedervi a tavola e gustare gli splendidi salmoni che vengono pescati in questa zona.

Toketee Falls

Avventurarsi nella fitta foresta

Proseguendo sulla 138 vi sorprenderà notare come ben pochi metri di questa strada escano dalla fitta foresta. Solo per qualche tratto gli alberi vengono sostituiti da pareti rocciose o si fanno più radi in vicinanza dei torrenti. Seguendo miglio dopo miglio questo itinerario, ci si rende conto quanto sia esteso questo territorio, ancora in gran parte selvaggio. Lungo il percorso si continuano ad incontrare sentieri per il trekking, campeggi e accessi per il rafting al North Umpqua River. Di tanto in tanto si può trovare anche qualche piccolo lodge o bungalow da affittare. Purtroppo, quasi nessuno degli alloggi di questa zona è censito dai più consueti motori di ricerca online.

A circa 25 miglia dalle Toketee Falls si trovano altre cascate molto suggestive: le Fall Creek Falls. Non è bello solo il salto d’acqua, su più livelli, di 10-15 metri, ma anche il breve ma suggestivo sentiero che le raggiunge.

Lungo circa un miglio, passa attraverso una stretta fessura in un grande masso, poi sale lungo il torrente e infine raggiunge la base delle cascate. Il sentiero prosegue poi più ripido fino a una piattaforma panoramica, prima di salire per collegarsi con la vecchia North Umpqua Highway.

Dopo circa quattro miglia e mezzo, si incontra un bel ponte pedonale in legno che attraversa il North Umpqua River. Il ponte fornisce l’accesso ad uno dei segmenti del North Umpqua Trail e offre l’occasione per una vista più ravvicinata del fiume e per avventurarsi in un altro tratto della fitta foresta, tra pini Ponderosa, rivoli d’acqua e strette gole rocciose.

Con il passare dei chilometri noterete che si cominciano a vedere sempre più frequenti segni di civilizzazione. Aumentano le case, le fattorie, gli alberghi e la foresta si apre sempre più frequentemente in ampie praterie. Per alcuni di voi questo cambiamento sarà piacevole, ma per altri, quelli più avventurosi, arriverà presto la nostalgia per i luoghi lasciati alle spalle, così isolati e selvaggi. Quando vedrete i primi fast food capirete che questo tratto del nostro viaggio è ormai concluso.

C’è però tempo per un’altra piccola sosta. Una volta arrivati a Glide, cercate sulla destra i segnali che portano al Colliding River Viewpoint. Dal piccolo parcheggio, posto ad un centinaio di metri dalla strada principale, si può osservare una bella vista sul punto di confluenza del North Umpqua River con il Little River. Da qui restano altre 16 miglia da percorrere, durante le quali le praterie si fanno più ampie, così come le carreggiate della strada, e si raggiunge la nostra prima tappa: la tranquilla cittadina di Rosemburg.

Viaggio in Oregon: dalle foreste alla riva dell’oceano

La seconda parte del nostro itinerario ci porta verso la costa, che poi seguiremo verso sud fino al confine con la California. Il percorso, di circa 160 miglia, richiede circa 5-6 ore per essere completato, ma anche in questo caso le tappe per personalizzare il viaggio possono essere molte.

Dovete uscire da Roseburg in direzione sud, sulla 99, lasciando alla vostra destra il South Umpqua River, seguendo le indicazioni per Winston. Una volta raggiunto il centro di questo sobborgo dovete prendere la 42, sulla destra, in direzione Coquille, Coos bay.

La strada corre zigzagando tra bassi rilievi, coperti da una fitta vegetazione e in questo tratto fattorie e praterie dominano la scena. Procedendo verso ovest le abitazioni si fanno via via più rare e la foresta tende a farsi sempre più vicina alla strada. Corsi d’acqua e piccoli laghetti movimentano il paesaggio e per un lungo tratto si fiancheggia il Coquille River, ma tanto è fitta la foresta che concede pochi spazi per la vista del corso d’acqua.

Si arriva così a Myrtle Point, un piccolo centro abitato situato nel mezzo di una pianura alluvionale. Giusto nel centro del paesino dovete lasciare la 42 e voltare a sinistra in Spruce Street. Fate attenzione perché non ci sono indicazioni da seguire. Una volta superato il ponte sul fiume Coquille la strada punta verso ovest, attraversando immense praterie e infilandosi di tanto in tanto in fitte foreste. Troverete qualche bivio, dove vanno seguite le indicazioni per Bandon. Dopo qualche miglio ci si ricongiunge con la 42S, riprendendo a fiancheggiare il Coquille River, e dopo circa 8 miglia si raggiunge Bandon. Siete arrivati all’oceano.

Viaggio in Oregon

La costa oceanica: foreste, scogliere e un velo di nebbia

Bandon è una piccola ma vivace cittadina posta sulla foce del Coquille River. Qui potete fermarvi per la pausa pranzo. Se vi piace il granchio, potete andare nei pressi del piccolo porticciolo per un assaggio. Tony’s Crab Shack, ad esempio, fornisce in un’ambiente informale ottimi piatti e panini. Potete poi fare due passi verso il mare, fino alla spiaggia, da dove vedrete il piccolo ma suggestivo faro che segnala l’ingresso del Coquille River. Se volete visitarlo da vicino dovete riprendere l’auto e aggirare il fiume verso nord, per poi tornare verso la sua foce.

A Bandon comincerete a familiarizzare con la costa oceanica dell’Oregon, caratterizzata da tre elementi dominanti: gli alti pinnacoli di roccia delle scogliere, gli alberi e la nebbia. Lungo la spiaggia vedrete infatti rocce più o meno grandi spuntare dalla sabbia, che si vanno comprendo di acqua a seconda del livello della marea. Sono porzioni delle scogliere che l’oceano con il tempo ha eroso e frammentato. Possono essere piccoli massi oppure alti picchi che raggiungono l’altezza della costa circostante, lasciando intendere che un tempo ne erano parte. Sono molto suggestivi, in particolare quando vengono colpiti dalle alte onde dell’oceano.

L’altro elemento caratteristico sono gli alberi. Non qualche sparuto alberello che resiste qua e là alla forza del mare, ma intere, fitte foreste che arrivano fin sul bordo delle scogliere. Si compone così un’immagine suggestiva che mette in stretto contatto de ambienti molto diversi fra loro: la montagna e il mare.

Infine la nebbia, terzo elemento che incontrerete lungo la costa. Si forma per lo scorrimento di aria calda e umida sulla superficie più fredda dell’oceano e da qui viene spinta verso terra dai venti. Quando avvolge le scogliere e le foreste crea un’atmosfera suggestiva in cui è piacevole immergersi.

Passeggiare su una spiaggia infinita

Proseguiamo il nostro viaggio. Dovete lasciare Bandon sulla 101, in direzione sud. La strada in questo tratto non costeggia l’oceano e quindi si torna in un paesaggio campestre, dominato dalle molte coltivazioni di mirtilli rossi e blu. Qualche chiosco lungo la strada vi offrirà la possibilità di assaggiarli.

Per un’altra bella deviazione sull’oceano, potete girare a destra poco dopo aver superato l’aeroporto di Bandon, seguendo i (piccoli) cartelli che indicano “Scenic Tour Route”. La strada vi porterà nuovamente in riva al mare e potrete passeggiare su una spiaggia infinita, marea permettendo, fino al parco statale di Devils Kitchen.

Tornati a ritroso sulla 101 incontrerete altri chioschi che vendono prodotti del territorio. Oltre ai mirtilli viene venduto miele, formaggio, abbigliamento in lana, nonché sculture intagliate nel legno.

Una volta superato il ponte sul Sixes River un’altra breve deviazione porta ad un tratto spettacolare della costa. Per raggiungerlo dovrete seguire le indicazioni, sulla destra, per Cape Blanco State Park. La strada vi porterà fino al faro di Cape Blanco, posto all’estremità di un promontorio affacciato sull’oceano. La vista spazia a 360° tra le foreste e le praterie dell’interno fino alla lunga costa frastagliata, visibile per decine di chilometri.

Nei pressi de faro è possibile vedere la Hughes Historic House, un’abitazione in stile vittoriano costruita nel 1898 da un allevatore pioniere, che offre la possibilità di vedere uno spaccato di vita così com’era all’inizio del secolo scorso.

Lasciato il promontorio, anche in questo caso bisogna proseguire a ritroso per ricongiungersi con la 101. Dopo circa quattro miglia si raggiunge Port Oxford, tornando a contatto con l’oceano. All’estremità sud del paese si trova il Battle Rock Park, dove i pini arrivano fin alla riva del mare e si può fare tappa per un picnic. In questo luogo viene commemorata una epica battaglia avvenuta nel 1851 tra nativi americani e pionieri che arrivavano dal mare per insediarsi in quest’area.

Da qui la strada continua a correre lungo il margine della costa, offrendo panorami mozzafiato, fino a raggiungere l’Humbug Mountain State Park. Già dalla strada la vista sulla costa è molto suggestiva, ma se avete voglia di fare una bella passeggiata potete percorrere il sentiero che attraversa la fitta foresta portando in tre miglia fino ai 533 metri della sua sommità, da dove potrete ammirare un panorama ancor più vasto.

Viaggio in Oregon

Seguire la migrazione delle balene

Dopo aver superato il promontorio delle Humbug Mountain, la strada torna a riavvicinarsi all’oceano, a volte nascosta da una fitta corona di pini. In alcuni tratti si avvicina a livello del mare, lasciando la possibilità di una discesa in spiaggia.

Per fare un’altra breve passeggiata di qualche centinaio di metri, potete fermarvi a visitare il Sisters Rock State Park, dove due alte colline gemelle si affacciano sulla costa. In realtà non sono poi così uguali. Una è decisamente più grande dell’altra.

Circa 12 miglia più a sud ritroviamo un vecchio amico il Rogue River, che troverete “cresciuto” rispetto a quando lo abbiamo visto nei pressi di Crater Lake. Una volta superato il ponte che lo attraversa, vicino al porticciolo, potrete trovare agenzie che organizzano gite in barca sul fiume. Un modo alternativo per entrare ancor più in contatto la natura.

Sette miglia a sud del ponte sul Rogue River troverete una deviazione sulla destra che porta ad un atro punto spettacolare della costa: Cape Sebastian. Dal parcheggio un breve sentiero conduce fin sulla cima di un promontorio, a circa 60 metri dal livello del mare, ma è anche possibile arrivare fino alla spiaggia attraverso un sentiero di 1,5 miglia. La splendida vista panoramica è limitata verso l’interno da una fitta foresta di abeti Sitka. Da qui, se vi trovate nel periodo giusto, potrete vedere lo sbuffo di qualche balena. Proprio difronte a questa costa passa, infatti, il tragitto di migrazione di questi cetacei che si spostano tra le loro zone di alimentazione estive, nel mare di Bering, e le lagune poco profonde della Bassa California, in Messico. Le migrazioni avvengono solitamente in due periodi: durante l’inverno, tra metà dicembre e metà gennaio, e in primavera, tra fine febbraio e maggio.

Passare un’intera giornata passeggiando nei pressi dell’oceano

Superato Cape Sebastian la strada scende a livello del mare offrendo opportunità di accesso alla spiaggia, per fare altre passeggiate. Successivamente la strada comincia a risalire nella parte più alta della costa, spostandosi verso l’interno. Tornano così paesaggi montani che lasciano pochi spiragli sull’oceano, ma troverete frequenti piccoli parcheggi da cui brevi sentieri portano in riva al mare.

Un’altra vista spettacolare sull’oceano si può osservare dal Samuel H. Boardman State Scenic Corridor, dove troverete scogliere scoscese, coperte da una fitta vegetazione di alberi, ampie spiagge e formazioni rocciose protese verso il mare. Il parco si estende per circa 10 miglia lungo la costa e da qui partono diversi sentieri, tanto che si può passare un’intera giornata passeggiando nei pressi dell’oceano, tra fitte foreste e scogliere sul mare. Alcuni di questi sentieri si collegano con l’Oregon Coast Trail, un percorso di quasi 600 chilometri che parte da Warrenton, nei pressi di Astoria, e arriva a sud fino al confine con la California. Per maggiori informazioni, consultate il sito web del sentiero.

Ancora poche miglia e il nostro viaggio si conclude a Brookings, a sole 6 miglia dal confine con la California. Anche questa cittadina si trova allo sbocco di un importante corso d’acqua il Chetco River e offre un’ottima scelta di alloggi e ristoranti.

Viaggio in Oregon: pronti ad affrontare le intemperie!?

Nel corso del tratto oceanico di questo itinerario avrete la possibilità di immergervi in un ambiente selvaggio, che sta a metà strada tra montagna e mare.  Il paesaggio cambia continuamente, quindi, pur proseguendo sulla costa, non è mai monotono. Un altro elemento che influisce notevolmente sull’atmosfera di questi luoghi è il clima. La pioggia non è così rara, così come la nebbia, ma questi elementi sono un condimento essenziale per la costa dell’Oregon e gli conferiscono un’atmosfera davvero unica. Dovrete essere quindi pronti ad affrontare le intemperie, fisicamente e mentalmente, perché non rappresentano un elemento di disturbo, ma piuttosto arricchiscono il paesaggio.

Se una volta percorso questo itinerario volete riscaldarvi un po’, allora potete puntare più a sud, in California, in particolare nella parte meridionale dello stato. Con un trasferimento in auto di qualche giorno arriverete dove il sole è sempre splendente e le temperature sono molto più miti.

Se invece siete tipi tosti, che nei climi rigidi si trovano a proprio agio, leggi anche il mio articolo che propone un itinerario di viaggio in Alaska. Ti assicuro che l’esperienza sarà entusiasmante.

In questo breve percorso vi ho portato a viaggiare nel sudovest dell’Oregon, ma questo stato ha molti altri splendidi itinerari da offrire. Prossimamente ve ne proporrò qualcuno nella sua parte più settentrionale.

Nel frattempo se volete già iniziare a programmare il viaggio raccogliendo altre informazioni dettagliate su questo viaggio, vi propongo due libri che possono esservi utili. Sono in inglese, purtroppo non esiste nulla di interessante in italiano.

Il primo è “Washington, Oregon & the Pacific Northwest” di Lonely Planet. Il secondo è “Pacific Northwest: Portland, Seattle, Vancouver, & the Best of Oregon and Washington” di Fodor’s.

Franco Folino

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