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Badlands e dintorni: dal deserto dai mille colori ai boschi di pini ponderosa

Nel cuore dei territori indiani del nordovest

Gli Stati Uniti rappresentano un luogo ideale per viaggiare in auto. L’unica avvertenza è quella di evitare le grandi città e dedicarsi ai moltissimi territori dove la natura è davvero protagonista.

Arrivando dall’Europa è inevitabile fare scalo in una delle metropoli statunitensi, ma il mio consiglio è quello di non dedicare troppo tempo a camminare nelle vie del centro per lo shopping, ma di puntare subito fuori città. Città come New York, Chicago, Boston o San Francisco sono certamente di grande richiamo, ma per quanto interessante possa essere, la città è totalmente al di fuori dei canoni di bellezza per noi europei e la monotonia ha presto il sopravvento.

In questo articolo vi voglio parlare di una zona non molto frequentata degli Stati Uniti, ma con un territorio molto interessante da visitare. Puntiamo a nord, verso il confine con il Canada, per esplorare il Montana e il Sud Dakota. I punti focali del nostro viaggio saranno il campo di battaglia di Little Bighorn, le Badlands, le Black Hills e, come deviazione un po’ commerciale, il Monte Rushmore.

La leggenda di Lewis e Clark

Il punto di arrivo per esplorare questo territorio è Billings, una piccola cittadina del Montana con un aeroporto internazionale dotato di buoni collegamenti, in particolare con Denver. Arrivando dall’Italia gli scali sono almeno due, ma per scendere con il costo del biglietto potrebbero esserne necessari anche tre.

Billings è la più grande città del Montana, ma non la capitale, che è Helena. È nota ai più come il punto di partenza per accedere al parco di Yellowstone, di cui vi parlerò presto in un prossimo articolo.

Anche se la zona fu abitata nella preistoria, come testimoniano alcuni reperti rupestri visibili a sud della città, la storia di Billings inizia con l’arrivo nell’area dei famosi esploratori Meriwether Lewis e William Clark. Nel loro epico viaggio, questi due esploratori cercarono di trovare la via d’acqua più diretta che attraversasse il continente, per agevolare lo sviluppo del commercio. Il corpo di spedizione partì da Camp Dubois (oggi Wood River) nel maggio del 1804, risalendo il fiume Missouri con le barche.

Raggiunto e navigato il fiume Columbia, la spedizione avvistò per la prima volta l’Oceano Pacifico in novembre del 1805, accampandosi poi ad Astoria.

Nel luglio 1806, William Clark attraversò l’area di Billings, arrivando in quella zona nota come Pompeys Pillar, ancor oggi visitabile a circa 33 miglia dalla città, in direzione nordest. Clark incise il suo nome e la data nella roccia, lasciando l’unica prova fisica rimasta della loro spedizione.

La città, fondata nel 1882, prende il nome dal presidente della Northern Pacific Railway, Frederick H. Billings. Con l’arrivo della ferrovia l’espansione di Billing fu prodigiosa, tanto da essere chiamata la Città Magica.

Qui le temperature sono molto variabili nel corso dell’anno, passando da valori massimi di 25-30 gradi in estate fino a valori minimi di -19, -21 gradi in inverno. I mesi più piovosi sono quelli di aprile, maggio e giugno.

Il centro della città è in prevalenza costituito da bassi edifici che si affacciano su ampie strade a graticolato. Per gli amanti dei musei può essere interessante una visita allo Yellowstone Art Museum, il più grande museo d’arte contemporanea del Montana.

Ai più frivoli, propongo il Billings Brew Trail, un percorso a piedi che porta a visitare sei birrifici, due distillerie e una casa del sidro. Lungo un miglio e mezzo, il percorso inizia alla birreria Thirsty Street at the Garage (2123 1st Ave N, Billings), che ospita le principali attività di produzione della birra di Thirsty Street Brewing Co. Qui potrete assaggiare una delle sedici birre prodotte. Ospita anche musica dal vivo e spettacoli locali.

Si conclude al Montana Brewing Company (113 N Broadway, Billings), dove oltre alle birre di produzione propria è possibile mangiare pizza, insalate, hamburger e, ovviamente, sostanziose bistecche.

A billings troverete una buona scelta di alloggi. I ristoranti sono numerosi e spaziano dalla cucina italiana a quella asiatica. Salvo siate vegetariani, vi consiglio però un primo approccio alla bistecca americana, in fondo vi trovate nel Montana, tra mandrie e cow-boy, come recitava un vecchio motivo pubblicitario. Due steak house interessanti sono il Montana’s Rib & Chop House (1849 Majestic Ln, Billings), situato nella periferia sud della città, e il Jake’s Downtown (2701 1st Ave N, Billings), in pieno centro storico e un po’ più costoso.

In viaggio

Detto di Billings è ora il momento di mettersi in strada e iniziare il nostro viaggio. Uscite dalla città imboccando la interstatale 90 in direzione nord. Appena fuori città arriverete a uno svincolo dove la 90 si divide in 94 EAST e 90 EAST, proseguite su quest’ultima.

In questo articolo vi indicherò le distanze in miglia, visto che poi sul posto troverete indicazioni in questa unità di misura. Per vostro riferimento, un miglio equivale a 1,609 chilometri circa.

A poco meno di 50 miglia da Billings, dopo aver attraversato sterminati pascoli in un territorio mosso solo da piccoli rilievi collinari, all’altezza di Hardin, la 90 volta bruscamente verso sud. 

Appena superata Crow Agency prendete l’uscita 510 perché è arrivato il momento di una prima sosta: il famoso campo di battaglia di Little Bighorn.

Allo svincolo seguite le indicazioni, imboccando la 212, e dopo circa mezzo miglio vi troverete all’imbocco della strada che porta al centro visitatori.

Little Bighorn

In quest’area viene commemorato il “Settimo Cavalleria” e i guerrieri indiani che in questo luogo, nel giugno del 1876, diedero vita ad un’epica battaglia. Nel corso degli scontri morirono 263 soldati, tra cui il colonnello George Custer, e diverse migliaia di nativi americani.

Lo scontro di Little Bighorn fu combattuto lungo le creste e burroni del fiume Little Bighorn. Le tribù presenti erano quelle dei Sioux Lakota, dei Cheyenne settentrionali e degli Arapaho.

Monumento in ferro nell’Indian Memorial a Little Bighorn

La battaglia è diventata il simbolo dello scontro di due culture molto diverse. Quella delle ultime tribù di indiani che cercavano di preservare il loro stile di vita, cacciando bufali nelle sconfinate pianure settentrionali, e quella industriale e agricola dei coloni statunitensi.

Gli Stati Uniti volevano che le tribù rinunciassero alla loro vita nomade, per accettare una vita più stazionaria e fare affidamento sui sussidi forniti dal governo. Una trasformazione che ha portato al degrado delle popolazioni native e alla loro sostanziale distruzione. Capi tribù dai nomi ben noti, come Toro Seduto e Cavallo Pazzo, avevano invece rifiutato di sottomettersi o di limitare la loro caccia nei terreni che abitavano da secoli.

Nel sito troverete dettagliate informazioni su questa battaglia, simbolo dello scontro tra nativi e coloni. Nel percorso guidato si possono visitare le differenti zone, con cartelloni descrittivi che narrano le fasi del combattimento. Passeggiando tra queste colline, che circondano il corso del fiume, riuscirete ad immergervi nell’atmosfera del tempo e rivedere lo scontro cruento tra soldati americani e indiani.

Praterie sconfinate, punteggiate da case coloniche

Il nostro percorso prosegue sulla 212, in direzione est. Dopo poche miglia si entra nella riserva indiana dei Cheyenne settentrionali. Il paesaggio rimane sostanzialmente pianeggiante, con piccoli rilievi collinari che movimentano la linea dell’orizzonte.

Lungo questa strada le colline iniziano progressivamente a farsi più rugose e rocciose. A circa 60 miglia da Little Bighorn si arriva ad Ashland, paese che con il fiume Tongue segna il limite orientale della riserva. In questo breve tratto di strada si incontrano alcuni piccoli borghi di case, abitati da nativi americani. Potete soffermarvi per capire le condizioni di vita in cui molti di loro sono tutt’oggi relegati.

A circa 170 miglia da Billings si arriva nel piccolo paese di Broadus. Se siete partiti tardi al mattino, o se avete impiegato molto tempo per visitare Little Bighorn, potrete fare tappa qui per la notte. Si possono trovare semplici ma confortevoli alloggi (Sagebrush Inn and Suites, 206 East Wilson St) e alcuni locali che servono semplici pietanze. 

Se invece vi trovate da queste parti nel primo pomeriggio, potete proseguire per altre 95 miglia circa e raggiungere il paese di Belle Fourche, dove potrete trovare una più ampia scelta di hotel e ristoranti.

A circa 60 miglia da Broadus la strada taglia il confine del Montana per addentrarsi in quello del Wyoming, salvo uscirne, dopo una ventina di miglia, per entrare nel Sud Dakota.

Se vi sentite persi nei piccoli paesi e preferite sfruttare tutti i servizi offerti da una grande città, dovrete percorrere altre 55 miglia, fino a Rapid City.

Da Belle Fouche potete imboccare la 85, fino alla sua confluenza nell’interstatale 90, ma io vi consiglio invece di prendere la 34, che incrocia la 85 a livello del Belle Fourche Country Club. Questa strada è più stretta, ma il traffico è pochissimo e vi permetterà di attraversare praterie sconfinate, punteggiata da case coloniche e vastissime fattorie, entrando nell’atmosfera più autentica del Dakota.

Anche la 34 va poi a congiungersi con la 90, a circa 36 miglia da Rapid City. In quest’ultimo tratto di strada il paesaggio sembra quello di un altopiano di montagna e in realtà ci si trova a circa 1.100 metri di altitudine. Ricompaiono piccoli rilievi e i boschi di pini ponderosa, crenando un’armonia davvero rilassante.

Conosciuta come la “Porta delle Black Hills”, Rapid City è stata fondata nel 1876 da un gruppo di minatori, a pochi anni dalla scoperta dell’oro nella zona. Il ritrovamento del prezioso minerale portò un massiccio e rapido afflusso di europei e americani in questa regione del Dakota e la città si sviluppò altrettanto rapidamente.

Badlands National Park

Per raggiungere il parco nazionale delle Badlands, partendo da Rapid City, va imboccata la 44, un’ampia strada che taglia a metà la città e punta poi verso sudest. Appena fuori città, dopo aver fiancheggiato il locale aeroporto, si attraversano ancora sterminate praterie, posate in un territorio completamente pianeggiante.

Dopo circa 25 miglia, percorse su lunghi rettilinei, il terreno circostante inizia a farsi collinare e il panorama perde la sua monotonia. Arrivando a Scenic (43 miglia da Rapid City) inizierete a notare che il terreno dei dintorni inizia a essere macchiato da ampie chiazze di terra biancastra. Appena superato il paese, sulla sinistra troverete il bivio con la C590, una strada sterrata che porta all’interno del parco. È però preferibile accedervi da un altro accesso, situato circa 34 miglia più avanti, dove si trova anche il centro visitatori.

Proseguendo sulla 44, dopo Scenic la strada inizia a fiancheggiare bassi rilievi dalla sommità piatta, cui si alternano ampie chiazze di terreno biancastro, dove la vegetazione scompare completamente.

Arrivati a Interior (circa 31 miglia da Scenic) dovete lasciare la 44 e imboccare la 377, seguendo le indicazioni per il parco. Dopo circa 3 miglia raggiungerete il Ben Reifel Visitor Center, dove potrete trovare tutte le informazioni necessarie alla visita, indispensabili per meglio comprendere le spettacolari formazioni geologiche caratteristiche del parco.

Il Parco Nazionale delle Badlands

Nel cuore del parco

Tornando indietro di poche centinaia di metri si può imboccare la 240 in direzione nordovest ed entrare nel cuore del parco. La strada inizia fin da subito a costeggiare alte formazioni rocciose appuntite. La loro superfice è erosa e lascia intravvedere i vari strati che le compongono. I colori dominanti sono il grigio chiaro e il rosa.

In meno di due miglia si arriva al primo parcheggio (Saddle Pass Trail). Da qui partono alcuni sentieri che salgono di quota fino a raggiungere la sommità dei rilievi, da dove si possono osservare splendidi panorami.

Poco più avanti si incontra il Fossil Exhibit Trail, un breve percorso a loop, da percorrere a piedi, che porta all’interno del parco e presenta repliche fossili e mostre di creature estinte che un tempo vivevano nella zona. È un bellissimo percorso che porta a contatto con la natura della zona e consente di ammirare da vicino la composizione delle caratteristiche formazioni geologiche.

Poche miglia ancora e si raggiunge un punto panoramico interessante: il White River Valley Overlook. Da qui si gode un’ampia vista sulle Badlands e in particolare su The Castel, una delle più alte formazioni del parco. Al disotto si apre la White River Valley.

Da qui in avanti troverete diversi altri parcheggi che portano a terrazze con ampie vedute sulle Badlands. Tra questi, quello di Big Foot Pass è probabilmente uno dei più spettacolari. Da qui si vede come le sterminate praterie di questa parte del Sud Dakota siano attraversate da una fascia increspata di terra e roccia dai colori più strani. Dove il rosa e il grigio lasciano il posto alle tonalità del rosso, del giallo e del blu, testimonianza della ricchezza geologica di queste terre. Si possono trovare arenarie, siltiti, argille, calcari e ceneri vulcaniche. Sostanze che provengono da antichi canali fluviali, da acque sotterranee o da eruzioni di vulcani lontani.

Il tutto compone un paesaggio inconsueto, impervio ma di grande bellezza, che sorprende per i suoi colori e per la magia delle forme. Ogni strato di terra che compone le Badlands racconta la storia geologica di queste terre che inizia circa 70 milioni di anni fa e non si è ancora conclusa.

Superato Big Foot Pass i rilievi sembrano appiattirsi, fino a scomparire e lasciare il posto alla prateria, ma dopo poche miglia tornano a rialzarsi e sembrano diventare ancor più sconfinati. Un ottimo panorama si può vedere dal Burns Basin Overlook. Più avanti, al Yellow Mounds Overlook sono visibili montagne di terreno con i colori che variano dal giallo al viola e al grigio, in una composizione così armonica che sembra realizzata artificialmente.

PN Badlands

Altri punti panoramici seguono e tutti valgono una sosta. Dopo il Pinnacles Overlook andrebbe seguita la 240 verso nord, ma vi consiglio di proseguire ancora per qualche miglio per andare a visitare altri overlook, fino al Sage Creek Basin Overlook. In questo tratto di strada è anche possibile vedere il Prairie Dog Town, la città dei cani della prateria. Sarà l’occasione di far conoscenza da vicino con questi piccoli animali, che spuntano di tanto in tanto dalle loro tane guardandosi intorno.

I cani della prateria sono membri della famiglia degli scoiattoli, sono lunghi circa 40 centimetri e pesano poco meno di un chilo. Hanno lunghe unghie che li aiutano a scavare tane. Sebbene le loro gambe siano corte, i cani della prateria possono correre fino a circa 50 km/h per sfuggire ai predatori.

Per proseguire sulla strada loop del parco bisogna poi tronare indietro per prendere la 240 in direzione nord. Da qui parte un lunghissimo rettilineo che scorre nella prateria e dopo circa 10 miglia si congiunge con la 90. Questa strada offre pochi motivi di interesse, ma a volte è possibile vedere da vicino qualche mandria di bufali intenti a pascolare.

Si può imboccare la 90 in direzione est per completare il loop del parco, oppure voltare in direzione ovest e rientrare verso Rapid City.

Puntando in direzione del parco si devono percorrere circa 20 miglia prima di rientrare sulla 240 e raggiungere nuovamente il Visitor Center. Poco prima di arrivarci si trovano gli imbocchi di alcuni interessanti sentieri, facili da percorrere che portano all’interno di aree suggestive. Considerate però che percorrere la 90 a ritroso verso il parco non offre particolari motivi di interesse, visto che attraversa un monotono paesaggio pianeggiante. Se siete interessati a percorrere questi sentieri, è preferibile quindi raggiungerli dopo aver sostato al Visitors Center, prima di inoltrarsi nel parco attraverso la 240. Al bivio 240/90 si potrà poi così rientrare direttamente verso Rapid City.

Tra le foreste delle Black Hills

Avrete capito che anche se il percorso stradale all’interno del parco non è molto lungo, le occasioni di sosta sono così numerose che la visita richiede almeno un giorno intero. Quindi, si può rientrare a Rapid City per un secondo pernottamento.

Il mattino successivo ci si può muovere in direzione di Hill City per raggiungere la meta più “commerciale” di questo viaggio, il monte Rushmore, ma soprattutto per inoltrarvi nello splendido territorio montano delle Black Hills. Per raggiungere il monumento vi consiglio un percorso un po’ più lungo, che vi consentirà però di entrare nel cuore di questo territorio.

Uscite da Rapid City attraverso la 44, puntando verso sud. Molto presto si viaggia in un paesaggio tipicamente montano, circondati da piccole colline e vasti boschi. Si entra così nelle Black Hills che sono localizzate tra il South Dakota occidentale e il Wyoming nord-orientale. Si estendono su una superficie di quasi 500.000 ettari, popolata da diversi animali selvatici e piante, dove è possibile passeggiare tra canyon, prati aperti, ruscelli e i laghi dal blu intenso. Tra le piante prevalgono i pini ponderosa, dalle scure fronde, che danno appunto il nome alla foresta. Si trovano anche altri alberi, come il pioppo, la quercia e la betulla.

Dopo aver percorso circa 17 miglia arriverete ad un incrocio. Qui voltate a sinistra imboccando la 385 in direzione sud. Quasi subito cominceranno a comparire tra gli alberi le acque del lago Pactola, il più grande bacino idrico nelle Black Hills, creato dalla costruzione della diga di Pactola. Sulle rive del lago si trova un Visitors Center che vi può dare informazioni sugli splendidi sentieri della zona. Al Pactola Pines Marina, posto all’estremità sud del lago, è invece possibile noleggiare barche per navigare in libertà.

Proseguendo sulla 385 si incontrano altri centri turistici, fino a raggiungere le rive di un altro lago suggestivo: lo Sheridan Lake. Anche nei suoi dintorni sono presenti sentieri che portano all’interno della foresta.

Lasciato Lake Sheridan si arriva al piccolo abitato di Three Forks e poco dopo si raggiunge il vivace centro di 

Hill City, una piccola cittadina per lo più costruita in stile western. Se pensate di fermarvi per visitare con calma la zona, qui troverete hotel e ristoranti per ogni esigenza.

Mount Rushmore

A circa 4 miglia da Hill City voltate a sinistra sulla 87 south, in direzione di Sylvan Lake. Se avete un po’ di tempo a disposizione, e siete interessati al mondo dei nativi americani, potete proseguire dritti per una breve escursione. A poco più di nove miglia da Hill City troverete sulla sinistra il bivio che porta al Crazy Horse Memorial, un’enorme scultura scolpita nella roccia che fa da contraltare al più famoso Mount Rushmore. Come dice il nome qui si può vedere l’effige di Cavallo Pazzo, il leggendario capo tribù pellerossa dei Lakota. La sua figura è stata così mitica tanto che si credeva che fosse invulnerabile ai proiettili.

Sylvan Lake

Tornati sulla 87, in direzione Sylvan Lake, la stretta strada si insinua in un fitto territorio verdeggiante, rigoglioso, interrotto a tratti da bassi rilevi rocciosi.  Questo almeno nei mesi estivi, perché nel periodo invernale questa strada è spesso chiusa al traffico per la copiosa neve che solitamente copre tutto il territorio.

Dopo circa 6 miglia si raggiunge Sylvan Lake, uno splendido laghetto di montagna, posizionato nel mezzo di una foresta e circondato da alti massi di granito. Qui ci sono molte passeggiate possibili: attorno al lago e anche nei dintorni. Alcuni sentieri puntano più in alto, sui monti che circondano il lago, offrendo viste davvero spettacolari.

A circa 11 miglia da Sylvan Lake si arriva ad un incrocio con poche indicazioni. Qui dovete lasciare la 87 e imboccare la 753 in direzione nord. Dopo poche centinaia di metri si incontra il campeggio di Center Lake e dopo circa 4 miglia, attraverso splendidi tratti della foresta, ci si ricongiunge con la 16A che va imboccata girando a sinistra.

La strada si fa stretta e tortuosa, con alcuni tornanti, ma la posizione rialzata consente alla vista di spaziare su splendidi panorami delle Black Hills. Dopo altre 8 miglia circa si raggiunge il bivio con la 244 che porta al monte Rushmore, famoso per ospitare le figure di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, scolpite nella roccia.

Mount Rushmore

Come ho detto si tratta di una meta molto turistica, ma in fondo è solo un pretesto per visitare le splendide Black Hills. Vi toglierete comunque la curiosità di vedere quest’opera singolare, frutto del lavoro dello scultore Gutzon Borglum.

Nei dintorni sono disponibili molti alloggi, ristoranti e interessanti sentieri per passeggiare tra i pini ponderosa.

In questa area degli Stati Uniti sono presenti molte altre strade panoramiche da percorrere ed altre destinazioni interessanti. Sarò presto con voi per presentarvi altri itinerari nel nordovest, da Yellowstone fino alle coste dell’Oregon.

Franco Folino

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